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Disegnare una Jaguar d’epoca

Tutorial su come Disegnare una Jaguar KAS 560

In questo tutorial vorrei mostrarvi come ho disegnato una Jaguar d’epoca.

Questo è il risultato finale che ho ottenuto.

Disegno finito della Jaguar Kas 560

I materiali

Per la realizzazione di questo disegno ho utilizzato:

Ho realizzato una quadrettatura a matita con distanza tra le linee di 10 millimetri e una virtuale identica nell’immagine da copiare sul monitor del portatile, ovviamente portando la dimensione dell’immagine uguale a quella del mio disegno finito.

Questo metodo mi crea i seguenti vantaggi:

Il tracciato base

Questa immagine contiene il disegno di una Jaguar KAS 560

Io, generalmente, comincio con il disegnare i profili del soggetto cercando di non tralasciare alcun  particolare. In questo disegno, però, ho rimandato l’esecuzione dell’interno della ruota perché lo considero un lavoro a cui dedicare maggiore attenzione. Solo gli alberi dietro, che probabilmente disegnerò verso la fine, non hanno bisogno di nulla di preventivo se non la dimensione generale. In questa prima immagine i contorni di tutti gli elementi del disegno, comprese le linee della quadrettatura, si vedono molto scuri. Questo perché ho dovuto contrastare di più l’immagine e rendere meno chiara la scansione affinché si potesse vedere qualcosa. Nella realtà i tratti sono molto più leggeri, eseguiti con una mina B per potermi permettere eventuali cancellature senza farne rimanere traccia.

Ero indeciso se copiare tutta la foto nella sua globalità oppure se tralasciare tutto ciò che non riguardava la Jaguar in primo piano. Optando per la seconda opzione avrei ottenuto una bella vettura d’epoca, ma sicuramente “uguale” a tante altre che si vedono disegnate nel web. Ho optato, così, per la prima ipotesi pensando che, nel contesto di una mostra d’auto d’epoca, la presenza di visitatori e di particolari poco artistici avrebbe reso tutto più reale.

Da questo momento in poi posso fare a meno della griglia, sia sul disegno che sul monitor. Ci tengo a precisare che io non disegno copiando quadratino per quadratino come qualcuno potrebbe pensare, o come qualcuno fa, ma per zone più o meno estese. Dipende dalla quantità di dettagli.

L’inizio della fase di chiaroscuro

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Ho iniziato con quel nero profondo del passa-ruota. Un nero uniforme. Poi il nero del fogliame degli alberi riflessi sulla carrozzeria dell’auto. La difficoltà di questa fase è zero. L’unica scocciatura è stata quella di fare la punta alla matita. Ho poi proseguito a disegnare altri riflessi: l’auto con i cerchi in lega e il nostro fotografo, immortalato proprio nell’attimo dello scatto. Queste due tonalità mi faranno da guida per le altre.

Il disegno della carrozzeria

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Nello scurire la parte curva della carrozzeria sopra la ruota, ho commesso l’errore di iniziare tratteggiando con una matita più dura per poi andarci sopra con matite più tenere. Questo procedimento ha comportato che la carta non riceveva più la grafite e, quindi, il nero non era omogeneo. In questo modo ho ottenuto, involontariamente, un “effetto goffrato”. Non è la prima volta che faccio quest’errore. Un consiglio che posso darti è il seguente: se desideri un nero molto scuro, ricavalo usando la sola matita capace di riprodurlo. Non  sovrapporre troppi strati di grafite perché è difficile poi tornare indietro. Se proprio non puoi fare a meno di lavorare per strati, meglio terminare con la matita dura (preferibilmente una micro mina) e non il contrario. Questo ti consentirà di scurire quei puntini bianchi che si creano dopo la prima passata eseguita con la mina morbida.

Superata la tentazione di buttar via il disegno, mi rendo conto che il risultato non era cattivo. L’idea che tutto il resto della carrozzeria avrebbe dovuto avere quell’effetto però mi terrorizzava. In pratica, avrei dovuto ripetere lo stesso errore su tutta la carrozzeria. Ho così proceduto ombreggiando il parabrezza, il vetro laterale, la fiancata che riflette l’erba del terreno e la parte in primo piano del paraurti. Ho cercato di dare risalto ai mezzi toni e alle luci. Era la prima volta che mi cimentavo in un particolare cromato (il paraurti) e ti confesso che fino alla fine non sapevo che risultato avrei ottenuto. Singolare è stato disegnare i particolari riflessi senza capire esattamente cosa fossero. Il livello di difficoltà fino ad ora è stato piuttosto modesto, l’unica dubbio che ho avuto è stato quello di decidere quale tipo di mina utilizzare per le varie texture. In pratica avevo a disposizione: una 2H, H, HB, B, 4B e 8B. Ne sarebbero bastate un paio di meno.

Il disegno del faro

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E’ arrivato il momento di disegnare il faro. Ho impiegato circa mezz’ora per la cromatura e il vetro. L’ovale del faro, però, richiede qualche aggiustatina. Qualcuno penserà che io sia un po’ pignolo. Sono convinto che, in questo genere di disegni, più si è precisi più il risultato finale ne guadagna. Sotto il faro ho aggiunto altri riflessi di oggetti misteriosi e indefiniti. I riflessi sulla cromatura di quella parte verticale del paraurti, a destra della targa, rappresentano il fotografo con le gambe piegate. Motivo grafico che dovrò riprendere quasi uguale sullo stesso elemento a sinistra. Stessa cosa per quanto riguarda i riflessi sulla cromatura del faro grande, dovranno anch’essi apparire quasi uguali nel faro a sinistra. Pensavo fosse più arduo simulare le cromature, invece tanto complicato non è. Le parti più chiare si risolvono con le mine H o 2H, tratteggio fitto ma leggero e con la punta non troppo affilata. Da evitare lo sfumino che è difficile da usare per particolari piccoli. Per i toni medi va bene una HB e una 8B per i neri molto intensi. Per lumeggiare uso la gomma pane e il Patafix.

Nota:

Qualcuno si chiederà cos’è il Patafix e a cosa possa servire. Il Patafix non è uno strumento proprio riguardante il disegno, ma è una confezione di gommini adesivi utili per fissare al muro poster, al posto di chiodi o quant’altro. L’utilità di questi gommini è quella di sostituire, in certi casi, la gomma pane, allo scopo di raccogliere grafite in eccesso dal vostro disegno. Basta prenderne qualche  centimetro o meno, ammorbidirlo con le dita, sagomarlo a piacere, e picchiettarlo sul foglio proprio come la gomma pane. A differenza di quest’ultima, è più rigido, si sagoma ugualmente bene, e raccoglie la grafite senza sporcare il foglio. Ad essere sinceri, il prodotto ideale, per chi l’ha scoperto, sarebbe stato il Blu-Tack della Bostik, ma qui in Italia è praticamente introvabile nei Brico Center (a differenza del Patafix della Uhu) ed è reperibile solo attraverso l’acquisto via web. Non saprei dirvi quale dei due sia il migliore, non ho fatto il confronto, diciamo che del Patafix sono soddisfatto.

Completamento della Jaguar

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La macchina è quasi completata. Per i raggi della ruota è bastato solo un po’ di pazienza. Con un righello e la micromina ho realizzato i raggi in primo piano. Meno difficile di quanto pensassi. Ora rimane da fare tutto ciò che c’è dietro: una mezza macchina, un paio di cofani, i personaggi a destra e a sinistra, un paio di alberelli, due-tre nuvole, e …l’erba.

Le altre auto e l’albero in secondo piano

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Come prima cosa ho ombreggiato la vettura dietro, con sfumature piuttosto leggere, e i due personaggi sulla sinistra. Poi ho iniziato ad abbozzare le fronde dell’albero con un fondo leggero evidenziando, però, con un tratto più deciso quelli che sono i tronchi e i rami che si intravedono tra le foglie. Sulla sinistra ho iniziato a essere più preciso con le tonalità, e quella che vedete più a sinistra potrebbe essere la texture quasi definitiva. Qui, per adesso, ho utilizzato esclusivamente una HB e una 4B.

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Mentre con la Jaguar d’epoca ho cercato di rimanere fedele alla fotografia originale,  con gli alberi mi sono preso qualche licenza. Quello che mi interessava era la loro struttura generale, per cui ho modificato un po’ le masse del fogliame. Poiché stava venendo fuori una boscaglia, ho deciso di eliminare tronchi e rami (troppo in primo piano) e di portare, con un orientamento leggermente più verticale, quelle due fronde a sinistra. Completo poi la parte a destra del disegno con la tipa di spalle e la “sua” sedia, il muso di un’altra auto e un paio di alberi.
Infine, ho lavorato sulle nuvole.

L’erba

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E’ arrivato il momento dell’erba. Ci sono due tipi di erba: una nell’ombra sotto la vettura e una soleggiata. Ho deciso, quindi, che andavano trattate in maniera diversa, ma per ambedue vado a sperimentare la tecnica dell’indentazione. Apriamo una breve parentesi su questa tecnica.

Tecnica dell’Indentazione

L’indentazione consiste nell’incidere il foglio bianco di buona grammatura con linee più o meno lunghe attraverso degli strumenti che potrebbero essere: una penna biro completamente scarica, un ferro da uncinetto, una matita in grafite molto dura tipo 6H. Create queste incisioni ho coperto queste tracce trasversalmente con un tratteggio deciso per mezzo di una matita tenera tipo 4B. In pratica cosa abbiamo fatto: abbiamo creato una depressione dove la matita tenera non andrà a coprire con la grafite e queste linee rimarranno bianche (il bianco del foglio) o al massimo grigio chiaro se le incisioni le abbiamo fatte con la mina 6H. Hai mai provato a mettere una moneta sotto un foglio da disegno e poi ci hai tratteggiato sopra? Questo è l’effetto che si ottiene [1].
(dal capitolo INDENTING del libro di Mike Sibley)
Ritorniamo al nostro tutorial. Per i fili d’erba ho utilizzato, come strumento di indentazione, una mina dura, perché da fotografia questi non erano proprio bianchi ma leggermente grigi e quindi la mina 5H faceva proprio al caso mio. Ho poi tratteggiato orizzontalmente con una mina tenera e ombreggiato tra i fili d’erba lavorando in negativo con una matita di media durezza e con piccoli tratti, premendo di più o di meno questo per ottenere profondità, e poi sfumando dove necessario con la gomma pane. L’errore in cui penso facilmente si incorra in questi casi è quello di ripetere troppo uguale la texture, e nemmeno io me ne sono sottratto pur rendendomene conto. Ho cercato comunque di differenziare quella che era l’erba in primo piano rispetto a quella più lontana. Scurisco leggermente la fiancata dell’auto, qualche ritocchino qua e là e posso dire di aver finito.
Jaguar Kas 560
Quest’ultima scansione ha un cielo terribile, nella realtà è venuto come nell’immagine poco prima.

Considerazioni Finali

E’ stato un lavoro abbastanza diversificato.
Ho dovuto affrontare problemi di varia tipologia per eseguire quello che ho rappresentato con dei riquadri colorati:
11-considerazioni-finali-sul-disegno
  • Le due automobili. Necessitavano di attenzione ai particolari e ai chiaroscuri. Tutto sta a partire bene senza fretta, con le idee chiare e senza paura.
  • Il fogliame (albero/i). Forse la parte che mi ha dato più grattacapi. Ho iniziato probabilmente con una tratteggio sbagliato per rappresentare un albero ad una particolare distanza: il risultato è stato invece di più alberi ad una distanza superiore… e va be’. Quelli a destra già meglio.
  • Il cielo/le nuvole. Lavoro con tratteggio sottile, sfumini e gomma pane. Un’esperienza nuova anche qui.La carta nella zona a destra degli alberi, sottoposta a cancellature con la gomma di plastica, si era leggermente rovinata e le sfumature non prendevano bene. Risultato mediocre.
  • L’erba. Ho provato una nuova tecnica, forse l’unica per poter risolvere questo step. Mi do la sufficienza a risultato finito.

Spero che il tutorial sia stato interessante.