Verdaccio

verdaccio

Che cos’è il verdaccio? Come può aiutarti questo colore  realizzare ritratti più realistici? Lo sapevi che il verdaccio era un colore fondamentale per gli artisti del Pre Rinascimento come Giotto e del Rinascimento come Leonardo, Michelangelo e Raffaello?

Che cos’è il verdaccio?

La definizione secondo Wikipedia di Verdaccio è la seguente:

Verdaccio è il nome di un colore a base di nero, bianco e giallo da cui si ottiene un verde marrone grigio o giallognolo (a seconda delle proporzioni). Il verdaccio diventò parte integrante della tecnica dell’affresco dove questo colore fu usato per definire i valori tonali, creando un completo underpainting monocromatico.

Come si mescola il colore verdaccio?

Leggendo però il Libro dell’Arte di Cennino Cennini ci si rende conto che il vero colore usato dagli antichi maestri Rinascimentali era leggermente diverso. Nel libro, Cennini, spiegando come dipingere un viso giovanile ci da il modo esatto di come veniva realizzato questo colore nella bottega di Giotto:

Togli quanto una fava d’ocria scura (ché sono di due ragioni ocrie, chiare e scure); e se non hai della scura, togli della chiara macinata bene. Mettila nel detto tuo vasellino, e togli un poco di nero, quanto fusse una lente; mescola colla detta ocria. Togli un poco di bianco sangiovanni, quanto una terza fava; togli quanto una punta di coltellino di cinabrese chiara; mescola con li predetti i colori tutti insieme per ragioni, e fa’ il detto colore corrente e liquido con acqua chiara, senza tempera. Fa’ un pennello sottile acuto di setole liquide e sottili, che entrino su per uno bucciuolo di penna d’oca; e con questo pennello atteggia il viso che vuoi fare (ricordandoti che divida il viso in tre parti, cioè la testa, il naso, il mento con la bocca), e da’ col tuo pennello a poco a poco, squasi asciutto, di questo colore, che si chiama a Firenze verdaccio, a Siena bazzèo.

Quindi il colore era composto da giallo ocra, un pò di nero, bianco e una punta di rosso. Il bianco usato era quello di san giovanni e il rosso era il cinabrese. Come vedete la ricetta include anche il rosso che, essendo complementare del verde, ne riduce l’intensità. Inoltre, la ricetta non include alcun verde come propongono alcuni artisti che suggeriscono un mix di: verde ossido cromo, nero di marte e bianco.

Ma come facciamo a sapere che questo era il vero colore usato nella bottega di Giotto?

L’ho detto molte volte su questo blog. Cennino Cennini apprese l’arte da Agnolo Gaddi, figlio di Taddeo Gaddi, figlio a sua volta di Gaddo Gaddi e allievo alla bottega di Giotto. Infatti Cennini dice:

ma tieni questo modo, di ciò che ti dimosterrò del colorire; però che Giotto, il gran maestro, tenea così. Lui ebbe per suo discepolo Taddeo Gaddi fiorentino anni ventiquattro; ed era suo figlioccio; Taddeo ebbe Agnolo suo figliuolo; Agnolo ebbe me anni dodici: onde mi mise in questo modo del colorire; el quale Agnolo colorì molto più vago e fresco che non fe’ Taddeo suo padre.

Come si usa questo colore?

Nella procedura per realizzare l’underpainting del viso giovanile però Cennini usa anche la terra verde e il bianco e spiega come utilizzarli per fare un buon underpainting:

Quando hai dato la forma del tuo viso, e ti paresse o in le misure, o come si fosse, che non rispondesse secondo che a te paresse; col pennello grosso di setole, intinto nell’acqua, fregando su per lo detto intonaco, puoi guastarlo e rimendarlo. Poi abbi un poco di verdeterra ben liquido, in un altro vasello; e con pennello di setole, mozzo, premuto col dito grosso e col lungo della man zanca, va’ e comincia a ombrare sotto il mento, e più dalla parte dove dee essere più scuro il viso, andando ritrovando sotto il labbro della bocca, e in nelle prode della bocca, sotto il naso; e dal lato sotto le ciglia, forte verso il naso; un poco nella fine dell’occhio verso le orecchie: e così con sentimento ricercare tutto ‘l viso e le mani dove ha essere incarnazione. Poi abbi un pennello aguzzo di vaio, e va’ rifermando bene ogni contorno (naso, occhi, labbri, e orecchie), di questo verdaccio. Alcuni maestri sono che adesso, stando il viso in questa forma, tolgono un poco di bianco sangiovanni, stemperato con acqua; e vanno cercando le sommità e rilievi del detto volto bene per ordine; poi danno una rossetta ne’ labbri e nelle gote cotali meluzzine; poi vanno sopra con un poco d’acquerella, cioè incarnazione, bene liquida; e rimane colorito. Toccandolo poi sopra i rilievi d’un poco di bianco, è buon modo.

Dopo il disegno con un pennello di setole grosse e con della terra verde liquido si cominciano a definire gli scuri: sotto il mento, sotto il labbro della bocca, nell’interstizio delle due labbra, sotto la base del naso, sotto le ciglia, alla fine dell’occhio e quindi tutto l’incarnato. Poi si ripassa tutto con verdaccio creando la forma del viso. Poi con bianco si da luce alle aree più illuminate. Credo che le diverse tonalità di verde venivano realizzate diluendo più o meno il verdaccio, mentre nella pittura ad olio si può scegliere di usare il bianco per creare i diversi toni o il medium per diluirlo nei diversi gradi di chiarezza.

Conclusioni

Visto che l’obiettivo dell’articolo era il verdaccio non andrò oltre con l’analisi del testo di Cennini ,sperando di aver chiarito, una volta per tutte, che cos’è il verdaccio, come lo si mescola e come lo si utilizza per dipingere un viso. La fonte mi sembra autorevolissima.

L’underpainting in verdaccio è l’equivalente della grisaglia della pittura fiammiga e veniva usato in prevalenza per la resa degli incarnati. Tracce dell’uso del verdaccio sono visibili inalcune opere incompiute di Leonardo, in molte decorazioni della Cappella Sistina e tante altre opere.


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