Quali tavolozze acquistare per la pittura ad olio, come prepararle e come pulirle.
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Questa è la lezione 6 del corso di pittura ad olio per artisti principianti.
In commercio esistono numerosi tipi di tavolozze che variano, essenzialmente, per:
- forma
- dimensione
- materiale
I materiali comunemente utilizzati per la pittura ad olio sono: plastica, legno, ceramica e supporto cartaceo usa e getta.
Tavolozze in ceramica
La tavolozza di ceramica è consigliabile principalmente quando si deve lavorare con colori molto diluiti, ad esempio, quando si devono applicare velature. Esistono sia con scodellini che piatti, nel primo caso ritengono siano più difficili da pulire. E’ possibile rimpiazzare le tavolozze di ceramica con piatti comuni. La mia opinione è che tutto ciò che si può fare con queste tavolozze è fattibile anche con quelle in legno opportunamente preparate.

Foto da http://www.bellearti.it

Foto da http://www.vega-direct.it
Tavolozza in plastica
Non ho molto da dire su questo tipo di tavolozze perchè l’ho utilizzate poche volte tanto tempo fa. La superficie non è assorbente ed è facile da pulire. Ce ne sono alcune trasparenti su cui credo sia difficile valutare bene le tinte.
Tavolozze usa e getta
Quando si comincia a dipingere la fase di pulitura dei materiali potrebbe essere molto critica. Credo di aver buttato innumerevoli indumenti proprio perchè giunto a questa fase mi sporcavo completamente. Tra i materiali più difficili da pulire c’è la tavolozza. Un ottimo rimedio potrebbero essere le tavolozze usa e getta. Finita la sessione di lavoro semplicemente si strappa il foglio e si butta via. Agli inizi ero solito mettere un foglio di alluminio sulla mia tavolozza proprio per evitare l’incubo della pulitura. Purtroppo questa pratica ha molti inconvenienti:
- difficoltà a giudicare le tinte con lo sfondo traslucente dell’alluminio;
- impossibilità di utilizzare la spatola per mischiare i colori (oggi per me fondamentale);
Chi vuole, comunque, almeno all’inizio può sperimentare anche questa pratica, anche se io ritengo sia bene imparare fin da subito l’uso della tavolozza di legno, la sua preparazione e l’uso della spatola per mischiare i colori.

Foto da http://www.bellearti.it
Tavolozza di legno
La tavolozza di legno credo sia la migliore soluzione per l’artista che desidera imparare a dipingere ad olio. Come detto all’inizio esistono tavolozze di diverse forme e dimensioni. Comunemente in commercio si trovano tavolozze rettangolari o ellissoidi di varie misure. Sulla forma non ho particolari preferenze, se riuscite a trovare quella rettangolare è meglio solo perchè così avrete più spazio per i vostri colori. La dimensione, invece, è importante. Acquistate tavolozze che siano almeno grandi come un foglio A4 se non addirittura A3. Non acquistate quelle piccole che comunemente si trovano nei negozi anche non specializzati.
Si potrebbero dire ancora altre cose sulla forma e dimensione ma credo che i dettagli potete trovarli girando su Internet o chiedendo al vostro negoziante. In questo articolo voglio concentrarmi su altri aspetti importanti:
- la preparazione della tavolozza di legno
- la pulitura della tavolozza
- usare la tavolozza come anticamera del dipinto
Preparazione della Tavolozza
Quando acquistate una tavolozza di legno dal vostro commerciante di fiducia non potete utilizzarla subito per dipingere. Il motivo è che la tavolozza assorbe troppo, quindi quando la pulireste il colore potrebbe fermarsi nelle fibre, rendendo difficile la pulitura. Inoltre, il colore potrebbe scivolare poco a causa dell’attrito del legno. Per evitare questi problemi è bene preparare la tavolozza ricoprendola con uno strato di olio di lino (anche altri tipi di olio meno costosi vanno bene). Una tavolozza ben preparata fa scivolare bene i colori, acquista un colore che migliora il giudizio sulle tinte ed è inoltre più morbida a causa dello strato di olio che si accumula sulla superficie. La procedura è molto semplice e i materiali che vi servono sono: un pennello piatto, una pennellessa, olio di lino e la tavolozza da preparare.

Con il pennello piatto prendete l’olio di lino e portatelo sulla tavolozza.

Quando avete portato olio a sufficienza per coprire un’area della tavolozza, prendete la pennellessa e stendete bene l’olio sulla tavolozza.

Ripetete la procedura finchè la tavolozza non sarà completamente oleata. Assicuratevi di stendere bene l’olio con la pennellessa. Lasciate asciugare la tavolozza. Ripetete questa procedura per 4 o 5 giorni. Se notate che la tavolozza diventa troppo appiccicaticcia non preoccupatevi, già al primo utilizzo e alla prima pulitura ritornerà al suo stato normale. Le prime due tre settimane è consigliabile oleare di nuovo la tavolozza altre due o tre volte. Man mano che la utilizzerete la sua superficie migliorerà e sarà sempre più facile pulirla.

Da tener presente che in commercio esistono tavolozze già oleate. In tal caso può comunque risultare utile procedere ad ulteriore oleatura.
Pulitura della tavolozza
Probabimente molti considerano la pulitura della tavolozza non degna di essere menzionata in un corso di pittura. Io, invece, credo sia importante perchè se avessi conosciuto la procedura corretta quando ero adolescente probabilmente mia madre mi avrebbe sgridato di meno e avrei buttato via meno vestiti (purtroppo non usavo il classico camice). Non so voi, ma quando pulivo la tavolozza facevo sempre tre errori grossolani:
- non rimuovevo il grosso dei colori con la spatola
- rimuovevo tutto il colore con dei stracci vecchi di stoffa
- buttavo l’acqua ragia sulla tavolozza per pulirla bene
Oggi, invece, la procedura che utilizzo è la seguente:
- Con la spatola rimuovo il colore ancora utilizzabile e lo conservo in fogli di alluminio.
- Rimuovo tutte le mescolanze dei colori rimasti sulla tavolozza con la spatola raccogliendo ciascuna mistione con ripetuti movimenti di spatola (ho difficoltà a spiegarvi questo movimento, andrebbe visto dal vivo). Generalmente tutto il colore riesco a metterlo su un singolo foglio di pannocarta Tutto che butto via dopo pochi minuti.
- A questo punto sulla tavolozza non ci sono più colori ma sono rimaste le tracce dei colori precedentemente rimossi. Con più fogli di pannocarta Tutto rimuovo i residui strisciando la carta lungo la linea delle fibre. E’ qui che la preparazione della tavolozza rende il lavoro agevole. Una tavolozza ben preparata rende questa fase veloce e agevole. Quante volte mi è capitato in passato di pulire tavolozze non oleate o poco oleate e il colore finiva sistematicamente nelle fibre del legno.
- La tavolozza dovrebbe essere, a questo punto, ben pulita. Se rimangono piccoli residui di colore che non riuscite a rimuovere, versate pochissima acqua ragia sul pannocarta Tutto e strofinate la zona incriminata. La quantità deve essere minima perchè l’acqua ragia tende a macchiare la tavolozza.
La tavolozza è come anticamera del dipinto
Molti libri di pittura, nella sezione dei materiali, spesso riportano i vari tipi di tavolozze da usare e, frequentemente, la disposizione ottimale dei colori sulla tavolozza. Alcuni libri consigliano di disporre i colori seguendo un ordine di temperatura, ad esempio, gialli, aranci, rossi, viola, blu, verdi e poi le terre. Altri libri preferiscono altri tipi di disposizioni. Sono tutti consigli validi e condivisibili. Personalmente anche disponendo i colori in maniera casuale non ho mai fatto confusione, anche perchè confondere l’arancio di cadmio con blu oltremare è impossibile. Certo qualche problemino potrebbe nascere tra nero avorio e terra d’ombra bruciata, ma in questi casi la memoria è meglio di mille metodi o trucchi. In generale, il mio messaggio sulla disposizione dei colori sulla tavolozza è di usare il metodo che preferite, l’importante e non mettere colori sulla tavolozza che poi non utilizzerete (almeno risparmiate qualche soldino). Il mio approccio con la tavolozza è un pò diverso ed è di questo che voglio discutere in quest’ultima parte dell’articolo.
Innanzittutto per me la tavolozza non è un luogo dove disporre temporaneamente i colori in attesa di utilizzarli nel dipinto, bensì è il luogo dove costruire l’intero dipinto. La tavolozza deve essere l’anticamera del dipinto. Prima di iniziare un lavoro mescolo prima tutti i colori principali che mi serviranno sulla tavolozza così da non perdere troppo tempo nella fase pittorica dove mi preoccuperò solo dell’applicazione del colore sulla tela.
Tipicamente i colori che mi servono li individuo molto prima di cominciare a dipingere (anche qualche giorno prima osservando il modello), poi quando arriva il momento di dipingere spendo circa 20-25 minuti o anche di più sulla tavolozza nella preparazione delle mescolanze eseguite rigorosamente con la spatola. Pulire una spatola è più semplice che pulire un pennello. Pulendo un pennello è facile che rimangano residui che poi sporcano le mescolanze, con la spatola è difficile che ciò avvenga.

Con questo approccio ho migliorato anche la mia capacità di mescolanza. Applicandomi su un problema alla volta riesco a concentrarmi meglio su ciascuna fase e ottenere i migliori risultati da ciascuna di essa. Realizzando le mescolanze durante la fase pittorica , l’ansia di riempire una zona di colore mi portava a fare le cose in maniera frettolosa commettendo errori irreparabili. Così, invece, affronto un problema per volta e passo al successivo solo quando quello precedente mi soddisfa. Mi è capitato anche di spendere un’intera sessione alla sola mistione dei colori per poi non dipingere affatto. Quando ciò è accaduto ho semplicemente conservato le mescolanze e le ho utilizzate il giorno seguente appuntandomi anche come le avevo ottenute.
La tavolozza dei colori da usare (primari, primari estesa, secondari o completa) la scelgo prima di ogni cosa ma non è detto che io utilizzo tutti i colori di quella tavolozza. Infatti, li aggiungo man mano che mi servono.
La seguente foto mostra una tavolozza che ho utilizzato per dipingere un’anguria tagliata in due con due fette sul tavolo. Potrebbe sembrare una foto scattata alla fine della sessione di lavoro, in realtà quando ho scattato la foto non avevo ancora cominciato a dipingere. E’ possibile osservare il colore locale della scorza dell’anguria, il colore in ombra e un colore ancora più in ombra. E’ possibile anche osservare il colore della parte interna rossa e così via.

Una volta preparati i colori base è possibile poi creare toni intermedi e giocare con le tinte come meglio si crede.
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