I Pigmenti dei colori di “Terra”

Calcinazione Ocra Rossa

Come preparavano i colori di “terra” gli antichi maestri?

Quest’articolo deriva da una discussione aperta poco tempo fa sul forum circa la preparazione e le ricette dei colori antichi. I colori possono essere di origine animale, vegetale o minerale. Le cosiddette “terre” sono tutti colori di origine minerale e i colori più noti sono sicuramente: giallo ocra, ocra rossa (o terra rossa), terra di siena naturale, terra di siena bruciata, terra d’ombra naturale, terra d’ombra bruciata e terra di cassel (comunemente nota con il nome bruno van dyck). Il processo che dalla materia grezza (di origine animale, vegetale o minerale) porta al colore che siamo abituati ad usare prevede due fasi:

  • Purgare i colori;
  • Temperare i colori.

Il processo di purgatura consente di passare dalla materia grezza (sia essa di natura animale, vegetale e minerale) al pigmento in polvere finissima. Il processo di temperare i colori comporta il mescolare il pigmento con un medium adatto (ad esempio l’olio nella pittura ad olio) così da ottenere il colore finale. Il secondo processo, nel caso della pittura ad olio, l’abbiamo già analizzato negli articoli Preparare i colori ad olio da se e la sua seconda parte. Sicuramente il processo del temperare i colori andrebbe approfondito per altre tecniche e non è detto che in futuro non ce ne occuperemo. In quest’articolo, però, vorrei soffermarmi sul processo di purgatura dei colori di “terra”.

Il processo di purgatura per le cosiddette “terre” consente di passare da una pietra o dalla terra alla polvere di pigmento finissima. Ciascun colore necessita di una pietra o di terreno ben specifico che ora andremo a vedere. Altri pigmenti, però, possono anche essere ottenuti mediante calcinazione di altre terre. Vedremo più avanti nell’articolo cosa intendo con queste parola.

Ocra gialla

L’ocra gialla, come tutte le terre è di origine minerale. Esso si ricava dalla pietra di Limonite.

Limonite

Foto da Wikipedia

Questa pietra per poter essere ridotta in polvere finissima deve subire due trattamenti:

  1. Macinazione
  2. Lavatura

Alcuni colori si purgano con la sola macinazione, altri con la sola lavatura, altri come l’ocra gialla richiede entrambi. La macinazione consiste nel rompere la pietra in pezzetti con un martello e poi polverizzare ciascun pezzetto in un mortaio.

Mortaio

Foto da SplendorCasa.com

Questo processo genera però per la limonite un mix di granelli fini e leggeri e granelli più pesanti oltre che a impurità. Questi granelli vanno separati con il processo di lavatura. Si versa la polvere in una bacinella d’acqua, le polveri fine rimangono in superficie quelle pesanti in basso. Le impurità oltre ad andare a fondo spesso a differenza del pigmento puro sono idrosolubili, quindi, si sciolgono nell’acqua. Si raccolgono i granelli in superficie decantando il liquido, si filtra l’acqua in eccesso e si lascia asciugare. il processo di macinazione e lavatura può ripetersi sui granelli più grandi per diverse volte.

Ocra Gialla

Foto da kremer-pigmente.com

Si ottiene cosi il pigmento per il giallo ocra.

Ocra Rossa (o Terra Rossa)

L’ocra rossa si può ottenere in due modi. Il primo è mediante macinazione e lavatura della pietra di Ematite come visto per l’ocra gialla.

Ematite

Foto da gemmyx.com

L’altro metodo, più semplice, è mediante calcinazione del pigmento ocra gialla. Con il termine calcinazione si intende cuocere il pigmento ad alta temperatura. Per fare ciò prendiamo un mestolo e mettiamoci dentro del pigmento ocra gialla.

Calcinazione Ocra Gialla

Foto di Edoardo La Francesca per il Forum

Accendiamo la fiamma di un fornello da cucina e mettiamo il mestolo sopra la fiamma. Dopo pochi secondi già si vede che il colore comincia a diventare rossiccio.

Calcinazione Ocra Gialla

Foto di Edoardo La Francesca per il Forum

Lasciamo il colore sulla fiamma per pochi secondi ancora ed ecco il pigmento dell’ocra rossa pronta.

Calcinazione Ocra Rossa

Foto di Edoardo La Francesca per il Forum

Terra di siena naturale

Il pigmento della terra di siena naturale si ottiene per macinazione e lavatura della terra proveniente dalla provincia toscana come visto per l’ocra gialla. Questa terra è di tipo argilloso e ricca di idrossido di ferro e si trova in natura sotto forma di polvere o pezzi friabili. Poichè la terra così come si trova in natura può avere pezzi troppo grossi o impurità varie richiede il processo di macinazione e lavatura. In figura c’è un esempio della terra di siena proveniente dal Monte Amiata.

Terra Siena Naturale del Monte Amiata

Terra di siena bruciata

Si ottiene calcinando il pigmento della terra di siena naturale come visto per l’ocra rossa.

Terra di Siena Bruciata

Terra d’ombra naturale

Il pigmento della terra d’ombra naturale si ottiene per macinazione e lavatura della terra che si trova in natura sotto forma di polvere o pezzi friabili. Ha diverse provenienze tra cui quella di Cipro è considerata di più alta qualità. E’ un silicato di ferro e manganese e, quest’ultimo, da al colore un elevata siccatività.

Terra d’ombra bruciata

Si ottiene calcinando il pigmento della terra d’ombra naturale come visto per l’ocra rossa.

Terra di Cassel (o Bruno van Dyck)

Il pigmento della terra di cassel, detta anche bruno van dyck, bruno di svezia o terra di colonia, si ottiene mediante macinazione e lavatura della Lignite, un carbone non tanto antico che, oltre il carbonio contiene tracce di ossido di ferro. Il processo è simile a quello visto per l’ocra gialla.

Lignite

Foto da ribolla24.it

Da queste informazioni non mi aspetto che da domani voi vi prepariate i pigmenti da soli e, quindi, anche i colori. Anche perchè trovare queste pietre non credo sia facile. Le informazioni fornite hanno per lo più una valenza culturale. Prima di congedarmi vorrei ringraziare di cuore Marco Maria Fenocchio per tutte le informazioni fornite per la stesura di quest’articolo e Edoardo la Francesca per le foto circa la trasformazione dell’ocra gialla in ocra rossa.

Se ti è piaciuto quest’articolo lascia un commento e clicca sui nuovi bottoni di Facebook, Twitter e Google+ così da diffondere i contenuti di Disegno e Pittura sui social media.


Ti è piaciuto l'articolo?







   Stampalo    Stampalo

Iscriviti alla Newsletter

Dipingere con la tecnica dei Fiamminghi
Iscriviti alla Newsletter riceverai gratis l'ebook Dipingere con la tecnica dei Fiamminghi


Commenti

  1. come al solito un articolo davvero interessante, non so quando mi potrà tornare utile, ma mi piacerebbe davvero provarci.

  2. …… sempre interessante scoprire anche cosa c’è dietro i colori o i materiali che usi per ottenere i tuoi piaceri ….grazie.

  3. raffaela dice:

    Salve! Ottime nozioni, grazie mille!!!!!!!!!

  4. raffaela dice:

    Salve! Come di consueto le nozioni sono sempre ottime e gradie, grazie mille!!!!!!
    Saluti
    Raffaela

  5. Antonio dice:

    Interessante

  6. Gli articoli sono tutti molto buoni.
    Io sto tentando da due anni con l’acquarello e, volendo approfondire tecnicamente i metodi della pittura, mi sto divertendo con i pigmenti che ho acquistato dalla Zecchi di Firenze, dalla CPR di Roma e dalla Maimeri. Ho tutta l’attrezzatura necessaria. Quello che manca è la capacità di ben dipingere.

  7. salvatore dice:

    Ciao,
    Piero se ti capita puoi provare a fare una prova con terra d’ombra naturale e terra siena naturale. Magari scatti qualche foto e me la mandi. Sarebbe per me molto utile. Questo ovviamente se hai già i pigmenti.

  8. salvatore dice:

    Grazie mille anche per aver diffuso un pò dei contenuti di D&P sui social media a tutti.

  9. porfirio dice:

    Ho usato per molti anni il bruno VanDyck.
    Poi, non ricordo quando o come, ho scoperto la terra di Cassel e l’ho preferita: da allora ho sempre utilizzato la seconda al posto del primo.
    E adesso imparo che sono la stessa cosa!
    Oh! Meraviglia!
    (esclamato con gli occhi sgranati, la bocca a O e le mani semiaperte all’altezza della spalle coi palmi in avanti e le dita verso fuori).
    Mi sa che però i due colori fossero prodotti da due fabbricanti differenti e da ciò derivasse la diversità che mi ha fatto apprezzare di più la t.d.c.
    Grazie di avermelo insegnato.

  10. sasadangelo dice:

    Ci tengo a precisare che questa cosa l’ha insegnata a me Marco Fenocchio.

    Molti siti riportano che sono la stessa cosa poi ovviamente ogni brand può usare terre di provenienze diverse da cui la diversità.
    C’è da dire, però, che Wikipedia scrive questo:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Van_Dyck

    Chiamato anche abbastanza impropriamente “terra di Cassel” (per via della sua somiglianza di tono e colore) è un colore utilissimo alla tavolozza, si trova sotto varie forme, dal tubetto pronto al pigmento puro in polvere, ed è di prezzo abbastanza basso.

    Quindi un piccolo dubbio circa il fatto che sono lo stesso c’è l’ho … purtroppo le fonti riportano opinioni diverse. Inoltre, ci sono brand che riportano entrambi i colori. Dov’è la verità … non lo so.

    Alla fine ho deciso di fidarmi dell’esperienza di Marco.

  11. Daniele dice:

    Voglio davvero ringraziarti per le nozioni ed i consigli che ci dai sono sempre tutti davvero interessanti. Mi sono avvicinato alla pittura da poco tempo (2 anni) e sinceramente spesso e volentieri rileggo spesso le tue recensioni sempre puntuali precise. Grazie per il tempo che ci dedichi. Buon lavoro e buon divertimento
    Daniele

  12. enza morello dice:

    Leggo sempre con tanto interesse i tuoi preziosi consigli. Tante volte nelle tue recensioni trovo soluzioni che sconoscevo e ti ringrazio. Spero di provare presto ciò che ci insegni. A presto !
    Enza

  13. sasadangelo dice:

    ciao enza,
    Insegnare è una parola grossa. Non credo di averne i requisiti. Preferisco la parola condividere.

  14. i vostri articoli sono sempre interessanti,stimolanti, e soprattutto pratici.
    grazie.
    max

  15. Acquarius dice:

    Caro Sasà, leggo sempre con grande piacere ed interesse gli articoli che scrivi.Non sarò mai in grado di prepararmi da sola i colori, anche per la difficoltà di reperimento delle materie prime, ma per cultura personale ho piacere di conoscere quante più tecniche possibile.
    Grazie per la tua disponibilità.
    Lorena.

  16. sasadangelo dice:

    xAcquarius,
    Si è vero le materie prime credo siano difficili da procurare.
    Però i pigmenti già pronti si vendono al negozio di belle arti così come un tempo li vendevano gli speziali. Allora ciò che è utile sapere è che non c’è bisogno di acquistare (se ti capita) la terra di siena bruciata, terra d’ombra bruciata o ocra rossa perchè li ottieni facilmente dai pigmenti non bruciati.
    Questo ha un impiego più pratico.

  17. sasadangelo dice:

    grazie massimo troppo buono.

  18. Luciana dice:

    Grazie, bellissime queste dimostrazioni, una volta digerite risulteranno utilissime.
    Con calma e con pazienza
    Luciana

  19. Carmelo Triglia dice:

    Seguo con tanta attenzione tutte le Vs. pubblicazioni e mi rendo conto che tutta l’organizzazione è semplicemente perfetta, altruista e competentemente mirata all’istruzione gratuita dell’arte. Vi dico solo grazie a nome anche di chi come il sottoscritto ama questo dono di Dio che è l’arte in senso lato.
    Saluti Carmelo Triglia

  20. Piergiorgio dice:

    Articolo interessante,( avevo già seguito la discussione sul forum) anche se , come la maggior parte degli appassionati di pittura, non mi preparerò i colori, ritenendo più semplice e comodo usare quelli in commercio già fatti, è per me un piacere essere a conoscenza dei materiali e dei procedimenti usati per realizzarli. E’ nel mio carattere,mi piace sapere tutto di ogni cosa con cui ho a che fare, e per quanto riguarda l’argomento non posso che essere soddisfatto. Grazie Salvatore,ciao, Piergiorgio

  21. ignazio dice:

    Le cose che ami condividere con noi tutti sono davvero interessanti.
    Grazie Salvatore D’Angelo. Sei davvero uno di noi. Ciao Da Ignazio Agugliaro.

  22. Ciao,
    io non uso l’ocra e le terre, ma solo il bruno mescolato con i colori detti ” solidi “. Secondo il manuale di Pittura ad Olio della Hoepli, questi colori sono classificati come non “solidi” e con la tendenza a scurirsi e a scurire le tinte con cui si mescolano. Sono consapevole che non siamo più nel XVII secolo e oggi giorno i processi di lavorazione sono cambiati rendendo i colori molto più stabili. Penso di non usare queste tinte, un pò per il fatto che sono tinte che non mi piacciono visivamente, non sono attratto…. un pò perchè sono condizionato dal passato storico.
    Il tuo articolo è sciopetonante come sempre.
    Grazie mille

  23. Ciao Salvatore e grazie di quanto stai facendo, ti leggo sempre molto volentieri.
    Ma oggi devo suggerirti che io sto sempre molto attento a quando compro i colori in particolare mi riferisco ai due più citati, il Bruno Van Dik e la terra di Cassel. Per me sono due colori da osservare con attenzione e non confondere mai l’uno con l’altro. Purtroppo oggi molto spesso viene usato l’uno per l’altro, mi riferisco al commercio. Saranno vicini, ma non si possono confondere l’uno per l’altro. Cordialità vivissime, Marino.

  24. salvatore dice:

    xmarino

    capisco la tua osservazione perchè, come dicevo sopra, nemmeno io sono convinto di ciò visto le opinioni discordati. Ma se usiamo la logica capiamo subito che questi colori derivano da pietre e terreni. Ora è plausibile che terreno preso nella stessa location è sicuramente uguale. Già preso in un terreno o zona confinante può essere diverso.
    Per cui è facile che due brand che prendono la materia prima in zone diverse ottengono colori diversi anche se il materiale è sempre limonite, ematite o altro.

    Quindi lo stesso discorso si applica alla terra di cassel.

    Ora nei manuali antichi di pittura non si parla di bruno van dyck ma è plausibile che chiamano questo colore in nome del pittore visto il largo uso che ne ha fatto e, in quel periodo, di colori similari c’era solo la terra di cassel.

    Io credo che già prendendo la terra di cassel (ossia due pietre di lignite) in due zone diverse anche se limitrofe troverai differenza.

    Questo mi ha convinto sul fatto che Bruno van Dyck sia semplicemente, storicamente, un colore rinominato perchè credo anche che è più facile vendere un colore se dici che lo usava van Dyck piuttosto che chiamarlo terra di cassel. Ma questa è una mia opinione.

    Ad esempio qui lo da come nome alternativo alla terra di cassel
    http://www.webexhibits.org/pigments/indiv/overview/vandyke.html

  25. salvatore dice:
  26. Ho trovato l’articolo veramente interessante e ti sarei grato se mi indicassi l’esatta località dell’Amiata dove sia possibile reperire tuttora della terra di Siena naturale.
    Alcuni anni fà, ad Arcidosso avevo rintracciato l’ultimo laboratorio, ormai abbandonato, sulla cui superficie era stato realizzato un villaggio turistico.
    Mi rattrista il fatto che questo colore, conosciuto ed impiegato fin dall’antichità dai pittori Greci e Romani , nonchè dai nostri grandi maestri senesi e rinascimentali, con cui ebbero a realizzare degli incarnati palpitanti di vita , sia
    stato completamente abbandonato.
    Non mi si racconti che il colore sostitutivo oggi presente sul mercato e che molto impropriamente viene anch’esso individuato con il nome di terra di Siena,
    costituisca la stessa materia.
    Ho avuto la fortuna, tempo addietro, di avere in dono dal Sig. Dolci di Verona,
    titolare della omonima ditta di colori, un barattolo di terra di Siena naturale ed uno di terra di Siena bruciata, che conservo tuttora gelosamente.
    Ora, soppesando la medesima quantità in volume di questi colori originali, provenienti giustamente dall’Amiata, ed i colori sostitutivi, di cui non voglio nominare la provenienza, si denota una differenza di peso pari a 1:10 ed una ricchezza tonale non paragonabile.
    Colgo l’occasione per comunicarti che da poco ho ultimato un libro di circa trecento pagine sulla pittura ad encausto in uso presso i maestri Greci, Romani e Bizantini.
    Questo libro, dal titolo ENKAUSTON, mi è costato più di quindici anni di ricerca e si rivolge primariamente agli studenti delle Scuole d’Arte, alle Accademie di Belle Arti, al mondo del Restauro ed a tutti gli appassionati ed ai cultori dell’Arte antica.
    Il volume si divide in due parti: la prima vuole sinteticamente rievocare i periodi della Storia dell’Arte in cui si tentò di riprendere ad operare con la pittura ad encausto ( vedi Leonardo con la battaglia di Anghiari e la copia delle Logge Vaticane di Raffaello, commissionate dalla Zarina Caterina II di Russia ) , la seconda parte , di contenuto tecnico, espone i vari materiali impiegati e le varie ricette adottate dai pittori e dai ricercatori nei vari periodi storici.
    Il libro si trova attualmente in Amazon ma sto cercando un editore in Italia che sia interessato alla sua pubblicazione in veste cartacea.

    Nino Gorni

  27. salvatore dice:

    xnino: con google maps lo trovi in un attimo.

    Sul discorso che tutto ciò che antico è sempre buono e ciò che è moderno fa schifo io nutro i miei dubbi. In fondo anche gli antichi compravano le cose in commercio dagli speziali. Basta leggere Cennini quando scrive (se ricordo bene per la sinopia) di non perdere tempo a farla da se ma acquistarla dagli speziali che si fa prima. Da allora le tecniche sono migliorate. Non so se ti è capitato di leggere come hanno fatto a determinare le ossa di Caravaggio nell’ossario di Porto Ercole. Hanno fatto vari test tra cui uno denotava forte presenza di piombo nelle ossa. Ora io voglio dipingere e sono contento di non avere contatto con arsenico, piombo e altre schifezze del genere.
    Poi la differenza lo fa l’artista. Ci sono artisti che oggi non hanno nulla da invidiare a quelli del passato e lo fanno con attrezzi moderni.

    Circa la densità della polvere quello non credo influenzi la qualità … secondo me dipende dal trattamento. Un colore lo puoi triare e lavare all’infinito e diventa sempre migliore.

    Queste sono ovviamente mie opinioni.

  28. daniela dragoni dice:

    molto interessante …ho appena ricevuto l’articolo …lo studierò bene…dato che ho iniziato a dipingere copiando le opere dei grandi maestri fiamminghi…non ricorrendo ai “loro” colori ma utilizzando quelli che noi oggi abbiamo facilmente e comodamente a disposizione …ma è interessante sapere almeno come loro siano riusciti a darci quelle meraviglie…io sono un tipo curioso e ritengo per me molto utile sapere le loro tecniche…GRAZIE

  29. Ciao Salvatore scusami per il ritardo con cui ti rispondo ma ho avuto dei problemi sia con il pc che con la connessione internet…ora ti sto rispondendo dal computer di mio fratello…stampo tutti e due gli articoli sicuramente interessantissimi e ti farò sapere prima possibile,sperando di riuscire a risolvere la questione quanto prima.
    Per adesso grazie tanto come sempre
    ciao ciao

  30. ciao salvatore
    ho letto con molta attenzione l’articolo e l’ho trovato davvero interessante da un punto di vista culturale. mi piace in modo particolare approfondire la conoscenza, l’origine degli strumenti che sono legati a ciò che definisco la mia passione. quindi ancora tante grazie.
    nell’occasione vorrei chiederti un chiarimento maggiore in ciò che definisci gomma pura” nell’e-book relativo alla tecnica fiamminga. non so qual’e’ quello adatto per l’olio.

    ciao e grazie ancora
    a presto

  31. Michele Di Napoli dice:

    ciao salvatore come al solito l’articolo è molto interessante e dettagliato ,ma sopratutto da delle risposte alle mie tante domande che mi pongo da autodidatta.
    ciao e grazie

  32. elvira bordonaro dice:

    caro salvatore è sempre un piacere leggerti grazie

  33. sasadangelo dice:

    xadele: ma dove hai visto “gomma pura”?

  34. Gaia Morelli dice:

    Buongiorno, quale differenza c’è tra una terra e un pigmento (tipo: Blu di Prussia, Bianco di Titanio, arancio di Cadmio ecc…)?..
    Grazie mille, Gaia

Parla alla tua mente

*