L’uso dell’inchiostro nella Pittura ad Olio

Problema inchiostro nella Pittura ad Olio
Oggi vorrei parlarti di un problema che ha avuto qualche tempo fa Walter e che potrebbe accadere anche a te.

Problema

Immagina di aver speso un mese per dipingere un quadro come questo.

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Immagina di essere arrivato quasi alla fine e mancano solo gli ultimi ritocchi. La mattina arrivi davanti al cavalletto e scopri quello che nessun pittore credo voglia trovare su una sua tela.

Problema inchiostro nella Pittura ad Olio

L’intero disegno del dipinto, ripassato ad inchiostro, è riemerso dallo strato pittorico rovinando il lavoro di diverse settimane.

Come si evita un problema come questo?

Compatibilità dell’inchiostro con la pittura ad olio

La prima cosa che ti chiedi è se hai fatto bene a ripassare il disegno con l’inchiostro. In realtà, la pratica di ripassare un dipinto ad inchiostro è abbastanza comune e aiuta a mantenere il disegno ben visibile quando si comincia a dipingere. Lo stesso Walter ha usato questa pratica su diversi dipinti senza mai riscontrare problemi. Molti utenti del forum hanno imparato questa pratica guardando i video di Alexei Antonov, un artista russo che vende corsi di pittura online basati sulla tecnica degli antichi maestri fiamminghi. Non ho trovato nessuna documentazione che certificasse l’uso di questa pratica da parte degli antichi maestri fiamminghi, però ne ho trovato testimonianza nel Libro dell’Arte di Cennino Cennini:

Come principalmente si disegna in tavola con carbone, e rafferma con inchiostro.

Sendo ben raso il gesso e tornato a modo d’avorio; la prima cosa che dèi fare, si vuole disegnare la tua ancona, o ver tavola con quelli carboni di salice, che per addietro t’insegnai a farli. Ma vuolsi legare il carbone a una cannuccia o ver bacchetta, acciò che stia di lungi dalla figura; ché molto ti giova in nel comporre. E abbi una penna appresso; ché quando alcun tratto non ti venisse ben fatto, che coi peli della detta penna possi torlo via e ridisegnarlo. E disegna con leggier mano, e quivi aombra le pieghe e i visi, come facessi col pennello, o come facessi con la penna che si disegna, a modo si penneggiasse. Quando hai compiuto di disegnare la tua figura (spezialmente che sia d’ancona di gran pregio, che n’aspetti guadagno e onore), lasciala stare per alcun dì, ritornandovi alcuna volta a rivederla, e medicare dove fusse più bisogno. Quando a te pare che stia presso di bene (che puoi ritrarre e vedere, delle cose per altri buoni maestri fatte, che a te non è vergogna); staendo la figura bene, abbi la detta penna, e va’ a poco a poco fregandola su per lo disegno, tanto che squasi dimetta giù il disegno; non tanto però, che tu non intenda bene i tuoi tratti fatti. E togli, in uno vasellino, mezzo d’acqua chiara e alcune gocciole d’inchiostro; e con un pennelletto di vaio puntìo va’ raffermando tutto il tuo disegno. Poi abbi un mazzetto delle dette penne, e spazza per tutto ’l disegno del carbone. Poi abbi un’acquerella del detto inchiostro, e con pennello mozzetto di vaio va’ aombrando alcuna piega e alcuna ombra nel viso. E così ti rimarrà un disegno vago, che farai innamorare ogni uomo de’ fatti tuoi.

Non esistendo al tempo di Cennini le matite come le conosciamo oggi, venivano utilizzati al loro posto dei carboncini fatti con i rami di salice. Finito il disegno, si usava ripassarlo con un inchiostro usando un piccolo pennello di vaio e dell’inchiostro diluibile in acqua. Alla fine si rimuoveva il carboncino in eccesso con delle penne di animali.

In base a queste testimonianze storiche possiamo rispondere alla domanda di cui sopra sostenendo che eseguire un disegno a carboncino o matita e ripassarlo ad inchiostro non solo è una pratica lecita ma ha anche una tradizione antichissima.

Ma se usare l’inchiostro è lecito, come si evita il problema riscontrato da Walter?

Soluzione

Il problema non è nell’uso dell’inchiostro ma del tipo di inchiostro usato. L’inchiostro presente in alcuni pennarelli tendono a riaffiorare e talvolta ciò può accadere anche con la matita. Nel libro The Oil Painting Book Bill Creevy scrive:

Graphite pencils are not recommended for underdrawings for oils.. because the graphite has a tendency to rise up through the layers of oil paint and, in time, to show through on the surface of the dried painting. The same thing happens on an even more drastic scale with felt-tip markers… they come right through even the most opaque colors. For pen and ink drawings it is best to stick to India ink.

Sul forum Marco Maria Fenocchio, che ha una lunga esperienza in materia, ha scritto:

Anche a me sono riaffiorati i tratti disegnati con certi pennarelli, penso che il fatto dipenda dalla solubilità del colorante del pennarello nel veicolo oleoso dei colori sovrapposti che fa migrare il disegno sottostante fin sopra il dipinto finito, anche con colori coprenti e abbastanza spessi. Le penne biro sono un disastro. Allora ho notato che i pennarelli Stabilo solubili in acqua, i colori a tempera diluiti in acqua e anche l’inchiostro ad acqua (quello dei tempi di Cennini era un composto gallo-tannico ferroso in gomma arabica) non fanno questo guaio perché i leganti all’acqua come le gomme naturali o le resine sintetiche come gli acrilici non si sciolgono nei grassi. Ma se la tela è preparata chiara e abbastanza secca si può anche disegnare con la matita di grafite un po’ dura come H o HB, o anche con una mina di Piombo che lascia una traccia nero-grigia che non va via. Su una preparazione chiara a gesso e colla avevo disegnato con una barretta di ottone con la punta leggermente arrotondata, il segno era bruno scuro incancellabile. Se la tela è scura va bene la matita bianca o un gessetto. In molti casi va meglio un disegno accennato non rifinito piuttosto che un profilo troppo rifinito.

Ora riguardo all’uso della matita molti cercano di evitare il contatto tra matita e pittura usando del fissativo. Ripassando l’inchiostro sulla matita si ottiene più o meno lo stesso effetto perchè l’inchiostro seccando trattiene le particelle di grafite che non andranno così a mescolarsi con la pittura. L’inchiostro d’India o di China è ideale per ripassare il disegno, sono inchiostri non aggressivi e diluibili in acqua proprio come quelli che utilizzava Cennino Cennini.

Personalmente io utilizzo l’inchiostro da disegno della Winsor & Newton di colore marrone scuro (Nut Brown) e posso assicurare che non causa questo problema. E’ un inchiostro solubile in acqua del tipo descritto da Bill Creevy e da Cennino Cennini. Qui di seguito vi riporto la foto dell’inchiostro che utilizzo con il pennino che generalmente uso per ripassare il disegno. Ho scoperto sulla mia pelle che avere un pennino adatto è importantissimo affinchè l’inchiostro non sbavi, le linee siano sottilissime e sia facile da maneggiare. Ho cambiato tre o quattro pennini prima di trovare quello a me più congeniale.

Penna ed Inchiostro

Aggiornamento 27/11/2013

In genere non dipingo mai sulla tela (o cartone telato) così come si acquista in commercio. Il motivo e che è troppo assorbente, quindi applicando il colore ad olio sopra, dopo qualche giorno si prosciuga perdendo così brillantezza e diventando così spento che compromette la buona riuscita dell’opera. In questi giorni, per fare un esperimento ho provato ad usare l’inchiostro su un cartone telato così come acquistato nel negozio. Ho potuto così verificare quanto siano assorbenti le imprimiture universali bianche che li ricoprono. Solo appoggiando il pennino con un pò di inchiostro questo si espandeva in maniera incredibile. A mio avviso questa è la prova tangibile di come non si dovrebbero mai usare i cartoni telati o le tele così come si acquistano in commercio. Bisogna sempre dare un paio di mani di imprimitura con gesso acrilico, gesso e colla o altro.


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