L’Imprimitura con gesso di bologna e colla di coniglio per dipingere su tela

Gesso e Colla di Coniglio

In un precedente articolo sull’imprimitura pre rinascimentale abbiamo visto come gli antichi maestri procedevano all’imprimitura delle tavole per il successivo uso con i colori ad olio. La medesima procedura, con qualche piccolo cambiamento, può essere usata ancora oggi sia per l’imprimitura delle tavole che per la tela. L’imprimitura fatta con gesso e colla spesso viene sconsigliata sulle tele per via della sua fragilità. Questo perchè nel ‘500 l’esigenza di togliere le tele dai telai e di arrotolarle per il trasporto rendevano impossibile l’uso del gesso perchè tendeva a creparsi. Tuttavia, se non abbiamo queste esigenze e lasciamo la nostra tela ben tesa sul nostro telaio possiamo utilizzare questo genere di imprimitura. Qui di seguito riporto la procedura che utilizzo. Rispetto alla procedura del Cennini ovviamente manca la fase di preparazione della tavola (perchè uso la tela), manca l’incollaggio delle strisce di tela di lino (perchè già uso la tela), utilizzo la colla di consiglio anzichè quella di carta pecora e, infine, utilizzo un solo tipo di gesso che è quello di bologna venduto nei negozi di belle arti.

La colla di coniglio che abbiamo utilizzato per l’apprettatura della tela e conservata in frigo va riutilizzata per preparare la miscela di gesso e colla da utilizzare per l’imprimitura. Quando prendete la colla dal frigo noterete che è diventata come un gel. Per poterla riutilizzare bisognerà di nuovo riscaldarla a bagno maria come già fatto in precedenza. Riponete di nuovo il contenitore plastico nel pentolino pieno d’acqua e riscaldate a fiamma lenta.

Colla di Coniglio

E’ importante che l’acqua non arrivi all’ebollizione e che il gel diventi completamente liquido. Per verificare il grado di liquidità della colla usate un cucchiaio. Appena la colla è pronta lasciate raffreddare.

Colla di Coniglio

Prendiamo ora il gesso di bologna acquistabile in qualsiasi negozio di belle arti. Esso è venduto a Kg, costa molto poco e si presenta così come lo vedete nella seguente figura.

Gesso di Bologna

Usate un nuovo recipiente per mescolare gesso e colla così potete sempre conservare la colla in frigo per nuovi utilizzi. Molti siti Internet suggeriscono le giuste proporzioni tra gesso e colla. Per la verità questi suggerimenti li ho sempre trovati poco utili perchè poi all’atto pratico risultavano inesatte per la consistenza che volevo ottenere. Per risolvere il problema tipicamente aggiungo alla colla poco gesso per volta finchè non arrivo alla consistenza desiderata. Man mano che aggiungete gesso mescolate con un cucchiaino finchè tutti i grumi di gesso scompaiono.

Gesso e Colla di Coniglio

Poichè il modo più semplice per stendere l’imprimitura è con il pennello, è importante che l’impasto abbia una consistenza simile a quella dei  colori quando escono dal tubetto o anche poco più liquida.  Se, invece, si vuole usare la spatola bisognerà arrivare ad una consistenza più cremosa simile a quella dello stucco che usiamo per tappare i buchi nei muri. A questo punto possiamo stendere l’impasto sulla tela apprettata con pennello o spatola in base alle preferenze.

Imprimitura Tela con gesso e colla

Dopo che l’imprimitura si è asciugata per qualche giorno usiamo la carta vetro 180 per stucchi per levigare la superficie.

Imprimitura Tela con gesso e colla

Finito di scartavetrare la tela è consigliabile dare una seconda mano di gesso e colla con successiva levigazione con carta vetro appena lo strato diventa asciutto.

Alcuni artisti aggiungono all’impasto di gesso e colla anche qualche goccia di olio di noci. Questo per far aderire meglio i colori alla superficie e dare un pò di elasticità in più all’imprimitura. E’ preferibile l’olio di noci a quello di lino perchè non ingiallisce il bianco della superficie.

Finito il lavoro vorrei suggerirvi un piccolo esperimento per comprendere il grado di fragilità di questo tipo di imprimitura. Provate a spingere con il dito dietro la tela. Noterete che l’imprimitura tende a creparsi. Non preoccupatevi lasciando il dito la superficie tornerà come prima. Questo però vi fa capire che se smontate la tela e la arrotolate, probabilmente, avrete poche possibilità di poterla utilizzare dopo.

E tu, che genere di imprimitura utilizzi?


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Commenti

  1. Questo post cade proprio a pennello perchè mi volevo cimentare a preparare una tela GRAZIE 🙂

  2. Invece una curiosità… in seguito ci saranno altre pubblicazioni sulla Tecnica di Caravaggio?

  3. sasadangelo dice:

    si ci saranno,
    il prox fra qualche giorno è proprio sull’imprimitura.
    Questo è il motivo per cui ho pubblicato quest’ultimi due post che erano propedeutici. Il primo servirà a far capire la diversità di imprimitura del periodo di Cennini fino alla fine del ‘400 e le tecniche del ‘500 fino a Caravaggio.

  4. un’altra curiosità riguardo i componenti da aggiungere all’imprimitura… L’Olio di lino o di noce che sia deve essere crudo o cotto?

  5. xEdo.Nelle belle arti è sempre bene utilizzare l’olio crudo.L’ olio di lino cotto è generalmente utilizzato nell’industria e nell’edilizia per lucidare il legno o per le vernici.L’olio di lino cotto venduto presso i negozi di ferramenta è da scartare perche’ ricco di scorie.Si può purificare con una lunga decantazione ma il procedimento è lungo e non penso che ne valga la pena.Tuttavia in futuro potrei presentare un post con la procedura da seguire.Nei negozi di belle arti è in vendita olio di lino cotto purificato e viene utilizzato per la tempera ad olio, ma fa scurire i colori.L’ olio di noce che è stato largamente utilizzato in passato ha oggi una fase di stallo.

  6. PS nei negozi di ferramenta si trova sia il crudo che il cotto ma entrambi hanno bisogno della sedimentazione per schiarirsi e purificarsi dalle scorie.

  7. Enrico Rudelli dice:

    Quando compero nei negozi di belle arti olio di noce (abitualmente uso questo) sulla boccetta non viene precisato se è crudo o cotto. Le caratteristiche dicono solo: raffinato, non ingiallisce, buona essicazione. Io non ho mai chiesto se è cotto o crudo, e nessuno mi ha mai chiesto: “Lo vuole crudo o cotto?”.
    D’ora in avanti dovrò preoccuparmi di chiederlo oppure è una preoccupazione inutile?.
    Grazie.

  8. per Enrico: se vai a comprere i prodotti che ti servono nei negozi di belle arti, sei tranquillo.E’ come andare a comprare le medicine in farmacia. 🙂 E poi vedendo i tuoi lavori che sono perfetti vuol dire che tutto è andato bene.

  9. sasadangelo dice:

    Enrico,
    pensa se ti rispondono “gran biscotto” 🙂

  10. Salvatore, In questo caso ,prendine due etti

  11. Salvatore, ah dimenticavo, prendi anche due etti di mortadella.

  12. Per EDO.Per approfondire la tecnica e lo STILE di Caravagio ti consiglio fortemente di studiare ed analizzare i suoi dipinti mediante lo zoom nel link di Anna Maria Annunziata del 9 marzo Caravaggio e Caravaggeschi.Se ti soffermi nei vari particolari potrai constatare le soluzioni che trovava di volta in volta.E potrai ,mediante la cronologia dei suoi lavori capire l’evolversi delle sue soluzioni,in particolare dal 1595 dopo il sodalizio col suo mecenate Cardinal Francesco Maria Del Monte che secondo me fu il vero regista di questo suo stile che tanto ha sbalordito nei secoli.

  13. Grazie in anticipo MELO 🙂 …. ma non trovo nessun link potresti linkarmelo qui?

  14. Complimenti veramente per queste fantastiche guide.
    Utilizzo questa tecnica da molti anni…acquistavo tele economiche per asportare la tela commerciale e utilizzare il telai per tele artigianali..Per anni sono andato alla ricerca di quelle vecchie lenzuola di cotone e lino..(i famosi tre veli)…secondo me della giusta consistenza e della giusta grana..La ricetta me la diede un vecchio professore dell’istituto d’arte che frequentai ormai diversi anni fa..Identica a quella riportata da te..con la sola differenza di aggiungere acqua alla miscela colla.gesso…e divise, esse, in parti uguali… Prendere quindi un bicchiere di colla sciolta,un bicchiere di acqua e un bicchiere di gesso di Bologna…In questo caso la miscela ottenuta e’ molto piu’ liquida e viene totalmente assorbita dalla tela..Per avere uno strato piu’ sincero,possono essere stese piu’ mani.. Da quel di’ mi sono sempre rifiutato di dipingere su tele industriali..

  15. sasadangelo dice:

    MELO,
    praticamente il primo dipinto risale al 1594/94 circa … quindi si può dire da inizio carriera. Non creda esistano tele del suo periodo a Milano. Ma forse ricordo male.

    xCarè,
    come avrai potuto constatare le ricette sono uguali perchè sono un adattamento del metodo Cennini alla tela. Per adattamento si intende però semplificazione. Come vedrai nel prox post su Caravaggio questo modello di imprimitura cambiò da un punto di vista di carica inerte, si preferì usare carbonato di calcio, argilla e altro al gesso o unito al gesso per avere imprimiture più elastiche. Da un punto di vista di leganti si adottò anche l’uso dell’olio. Cmq, ne parleremo nel prox post.

  16. Doriana dice:

    Salve,
    ho bisogno di un consiglio: dipingo a olio, e non sono soddisfatta delle tele già preparate in commercio così ho deciso di prepararmele da sola, solo che ho l’esigenza di tenere arrotolate le tele dipinte e stavo appunto per comperare tutto l’occorrente per l’imprimitura ma per fortuna leggo il suo post e mi salvo in calcio d’angolo (“spesso viene sconsigliata sulle tele per via della sua fragilità. Questo perchè nel ’500 l’esigenza di togliere le tele dai telai e di arrotolarle per il trasporto rendevano impossibile l’uso del gesso perchè tendeva a creparsi.” cit.).
    Come posso preparare le mie tele e renderle elastiche il più possibile? Sono disperata!

    P.S. grazie per avermi fatto risparmiare una spesa consistente che si sarebbe rivelata poi inutile.

  17. x DORIANA: nel tutorial successivo a questo ” La tecnica di Caravaggio -l’ imprimitura ” trovi i consigli per la tela da arrotolare.Questi sono i procedimenti classici usati dagli antichi e quindi il tempo ne ha già confermato la validità.Naturalmente grazie a scienza e tecnoloia si sono trovate delle alternative utilizzando prodotti sintetici di recente creazione.Ma non si può essere sicuri dei risultati fra 400 anni 🙂 .Se vuoi sperimentare questi procedimenti più moderni ricontattami e ti darò qualche indicazione.Importante in ogni caso è che la tela DEVE essere comunque inchiodata e ben tirata su un telaio sia per l’apprettatura che per l’imprimitura ,altrimenti si ragrinzisce.Ma anche per stendere successivamente i colori.Completato il tuo dipinto ed una volta asciutto e verniciato potrai schiodarlo e arrotolarlo.

  18. xDORIANA : Dimenticavo : la tela appena acquistata deve essere, innanzitutto, bagnata perchè infeltrisce.Quindi, quando la tagli, considera qualche centimetro in più sia in altezza che in larghezza.Quando asciuga la trovi raggrinzita e la passi a ferro da stiro.Dopo, puoi passare alle operazioni già descritte.Naturalmente sto parlando di tela acquistata nei negozi di tessuti, e non di quella venduta nei negozi di belle arti.

  19. Doriana dice:

    Grazie Melo!! Sei stato tanto gentile!
    Ho letto i post su “la tecnica di Caravaggio” e così ho cercato su internet “pasta di farina di segale belle arti” ma non ho trovato nulla se non un riferimento alle farine. Ecco, magari sto facendo la figura della sciocca, ma ignoro completamente la cosa per cui non so se la farina di segale, per uso delle belle arti, sia la normale farina di segale alimentare 😛 (mia vergogna!!).
    E poi come si prepara la “pasta di farina” per l’imprimitura (dosaggi), che consistenza dovrà avere?
    Ti ringrazio ancora per i consigli che mi hai dato 🙂

  20. sasadangelo dice:

    Ciao,
    allora premetto che non ho mai avuto esigenze di staccare la tela e arrotolarla.
    Tipicamente quando faccio l’imprimitura da me uso gesso bologna, colla coniglio e una goccia di olio di lino per rendere il preparato un pò più elastico e adatto a ricevere l’olio.
    Mi è capitato anche di usate i prodotti già pronti che vendono in commercio e di cui ho parlato sul blog.
    Nell’articolo di caravaggio ho parlato di cariche inerti diverse dal gesso che dovrebbero dare le caratteristiche che a te servono ma che io non ho mai sperimentato di persona. Ad esempio la creta bianca o carbonato di calcio che si presenta in polvere come il gesso. La ricetta di preparazione credo sia esattamente analoga.

    Il Vasari parla di pasta di farina con biacca e olio di noci ma non dice come prepare la pasta di farina Su questo libro viene spiegata in dettaglio (cerca farina):
    http://books.google.it/books?id=5S5H0-yRGT8C&pg=PA237&lpg=PA237&dq=imprimitura+farina+segala&source=bl&ots=8Cyg9RcJ-z&sig=8j7y_Jq_kEZ-OThjWGenRCt5HxM&hl=it&ei=_DCYTbM9z5s6sJyVxgc&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=1&sqi=2&ved=0CBcQ6AEwAA#v=onepage&q=imprimitura%20farina%20segala&f=false

    Si dice che alcune tele di Tintoretto siano state realizzate con questa tecnica ma che l’imprimitura è troppo sensibile all’umido da qui le critiche del Volpato.
    Io credo che una pasta di farina sia composta solo da acqua e farina ma purtroppo non ho sperimentato abbastanza per darti informazioni più precise.

    Quindi fossi in te mi comporterei in questo modo:

    1. Se devi fare un lavoro urgente, allora vai con prodotti già pronti ma fai una prova prima di cominciare il dipinto giusto per evitare brutte sorprese.
    2. Se hai tempo di sperimentare io proverei con la creta bianca al posto del gesso. Poi volendo sperimenterei con la farina.

  21. x Doriana :Concordo con Salvatore su tutto quello che ha detto ed in particolar modo sull’ultimo periiodo.Non sta scritto da nessuna parte che per esercitarsi in un lavoro con la tencnica degli artisti del 500 e del 600 bisogna fare tutto il percorso che loro fecero.A parte il fatto che scommetterei che se Caravaggio,Vermer ecc..avessero avuto i prodotti che noi oggi abbiamo, avrebbero fatto volentieri a meno dei loro.Per un dilettante che ama dipingere è importante vedere i risultati palpabili.Naturalmente questo non toglie che, man mano, si possa sentire il bisogno di approfondire gli antichi metodi preparatori della tela e quant’altro,e nel ricettario di Gino Piva consigliato da Salvatore trovi tantissimi spunti .E’ un po’ come per i bambini che studiano il pianoforte:se li opprimi con il solfeggio,tanti mollano , se invece cominci col farli strimpellare si appassionano.Naturalmente il solfeggio prima o poi si dovrà affrontare, ed anche seriamente.Del resto il blog è aperto a tutti ,a chi è più avanti ed a chi sta iniziando e ciascuno deve cogliere quello che gli serve nel suo livello.Se vuoi comunque sperimentare la tecnica antica e vuoi una collaborazione, possiamo farlo insieme.Neanche io l’ho mai sperimentata ma sarebbe una ottima occasione per provarci.Che ne dici?

  22. Doriana dice:

    Grazie per i vostri consigli, non sono riuscita a rispondere prima ma eccomi quà.

    x SASADANGELO: conosco il manuale di tecnica pittorica di Gino Piva (quasi a memoria ormai, tentando di trovare la ricetta giusta per me), però mi sono resa conto che tutte le ricette del Piva hanno la finalità di rendere la superficie molto rigida, ideale soprattutto per le tavole e sicuramente per tele che dovranno rimanere su telaio (l’intero manuale tende a questa finalità).

    Ho letto anche tutti i tuoi articoli (molto belli, grazie per averli scritti), e ho trovato molto interessante quello su Caravaggio dove viene menzionata la pasta di farina di cui discutevamo prima, ma anche io leggendo il Piva a riguardo (link), alla voce “imprimitura alla farina”, sono rimasta un pò perplessa.
    Sempre il Piva, riguardo alla creta bianca o carbonato di calcio, non spende molte parole e non ne descrive nemmeno le caratteristiche (se è buona, se è rigida, se è adatta a questo o a quello), per questo motivo rimango dubbiosa..è da provare.

    Mi incuriosisce l’uso della crema di latte nella preparazione dell’imprimitura (G.Piva), quella alla farina oramai la escludo a priori…

    Per rendere le tele più elastiche viene menzionato il miele o lo zucchero da aggiungere al gesso e alla colla di coniglio, che oggi vengono sostituiti dalla glicerina o anche dal cloruro di calce, cera, sapone,…(vedi pag. 250 Gino Piva alla voce “miele”), ma poi conclude dicendo “Di tutti questi elementi però — nel limite del possibile — è meglio farne a meno” (cit.). [Perchè??].

    Cercando su internet, sono capitata su un sito che vende prodotti per il restauro, la doratura, ecc e mi ha colpito un prodotto che viene usato per la tecnica di foderatura:

    “Melassa nera di canna da zucchero, non raffinata, utilizzata nelle preparazioni delle varie ricette di collette, con funzione elasticizzante.

    SCHEDA TECNICA: Miscela complessa di zuccheri, sali di potassio e calcio, vitamine, acidi.
    INDICAZIONI: Entra in varie formulazioni di adesivi tradizionali e consolidanti per il restauro tele con funzione di plastificante-elasticizzante del preparato.
    Per i dettagli, consultare ad esempio i ricettari della “colla-pasta” e “colletta”.

    Istruzioni per l’uso. Rintelatura a colla pasta:
    tecnica di foderatura documentata già nel XVII secolo. Si caratterizza per l’uso di una colla pasta che, nella tradizione fiorentina, è composta da farina di frumento, farina di segale, farina di semi di lino, acqua, melassa, trementina veneta, fungicida (nipagina) e colla forte.
    La tecnica impiega quindi, materiali che possiedono una buona compatibilità con quelli originali, facilmente asportabili e dal buon potere adesivo.
    Quando la tela originale si presenta troppo sottile, fragile e allentata e perde l’elasticità, si applicata a questa una tela nuova di lino, che deve servire da sostegno alla vecchia tela.
    L’attaccamento è fatto con la colla pasta fiorentina, stesa sul retro della tela originale e sulla tela nuova e poi stirata con ferro caldo e carta velina.
    La diversa quantità di materiali che compongono questa colla (colla di bue, farina di grano e di segale, farina di semi di lino, melassa, trementina veneta) fanno che non sia solo un adesivo ma anche che permetta un efficace riappianamento e ammorbidimento delle deformazioni del supporto.” (cit.)

    ..ma stando al Piva, ne farebbe a meno, infatti mi lascia perplessa la presenza di acidi nella melassa di canna da zucchero!!

    ..Insomma, sembro trovare una soluzione e poi invece…disperazione!!

    Io purtroppo non ho spazio per conservare le tele nella mia camera (senza contare che mia madre mi caccerebbe di casa sedutastante), ne ho progettate molte per cui sarebbe un bel problema…
    Per questo motivo ho deciso di utilizzare tele delle dimensioni al massimo di un foglio A3 e rilegarle tutte insieme a farne un libro. E’ vero, in questo modo non potrò esporle, ma non mi interessa.
    Ecco perchè ho paura del gesso o comunque di imprimiture rigide o che tendono a screpolarsi.

    x MELO: 🙂 non mi secca utilizzare prodotti già pronti, ma purtroppo sono una persona un pò troppo esigente, nel senso che ho in mente già il risultato che voglio ottenere e sono consapevole del fatto che questi prodotti sono preparati per soddisfare le esigenze e gli utilizzi comuni, per cui me metto un pò da parte perchè preparandomi l’imprimitura da me posso gestirne le caratteristiche a seconda delle mie esigenze (più elastica, meno rigida, con più latte, e più fungicida,…).
    Mi farebbe molto piacere una collaborazione, come posso contattarti?

    Comunque, gli ingredienti che io metterei nella mia imprimitura sarebbero:
    – colla di coniglio;
    – (carica inerte da decidere);
    – olio di lino crudo;
    – nipagina;
    – crema di latte;
    – melassa o glicerina.

    Aspetto vostri consigli e ringrazio tutti ancora! 🙂

  23. sasadangelo dice:

    Trascuriamo x un attimo la farina.
    Credo che lacarica inerte che devi usare sia carbonato di calcio. Perchè attualmente è la componente che si usa con lo gesso acrilico proprio x dare flessibilità a quest’ultimo:
    http://en.wikipedia.org/wiki/Gesso#Acrylic_gesso

    la colla userei quella di coniglio. Andrei per gradi. Prenderei un pezzetto di 10 cm^2 di tela e proverei prima solo colla e carbonato. La stendo, asciuga, l’arrotolo e fai prove di pittura. Secondo test aggiungi olio al composto s riprovi e provi la differenza.

    Poi volendo aggiungi altri componenti (probabilmente superflui).

    Poi mi scrivi un bell’articolo che così lo pubblico 🙂

  24. Doriana dice:

    Grazie SASADANGELO!!
    Mi piace molto il tuo sito e sei molto disponibile!
    Mi ci vorrà un pò di tempo, ma appena posso ti faccio sapere di questi esperimenti.
    Solo una domanda ancora: sulla melassa che ne pensi? Se usata per la pittura a olio c’è rischio che questi si stacchino a pellicola? Ancora 100000 grazie 🙂 a prestissimo per altri post.

  25. sasadangelo dice:

    Parlando x esperienza indiretta l’opinione che mi sono fatto è che sia un alternativa a miele, zucchero o olio come agente elasticizzante.

    Qualcosa scritto lo trovi qua
    http://www.equilibriarte.net/articles/11/Le-imprimiture.

    ma anche altrove su Internet. Ad ogni modo l’esperienza mi insegna di prendere spunti da Internet e poi provare di persona, Così solo capisci cosa realmente è buono e cosa è male.

    Questo è lo spirito del blog provare prima di proporre. In questo caso non avendo provato non posso darti consigli con certezza e non mi va di farlo.

    Però le tue prove potrebbero risultare utili a tutti noi.

  26. x DORIANA : OK deciso!!!!!! Ci proveremo insieme. Anch’io ho fatto delle ricerche. E speriamo che dopo le letture di quattro secoli di consigli teorici arriveremo a qualcosa di concreto. 🙂 🙂 Contattami a questa e-mail meloartistapercaso@libero.it

  27. x Salvatore : Scriveremo un bell’articolo a quattro manI. ( naturalmente se riusciamo ad ottenere il risuktato 🙂 )

  28. x Doriana : mi puoi contattare su facebook melo artistapercaso. Possiamo discuterne anche sul già apprezzatissimo ” nuovo forum di disegno e pittura “che puio raggiungere mediante il link che trovi nel corpo del post del 4 aprile Iincontra il maestro Johannes Vermmeer . Oppure contatta sasadangelo nella sua e-mail ( IN ALTO A DESTRA SU QUESTA PAGINA) e li chiedi la mia e-mail meloartistapercaso

  29. Salve a tutti,

    già da diversi anni utilizzo questa stessa imprimitura per delle incamottature con l’unica differenza che io sciolgo la colla di coniglio col forno microonde e non a bagno Maria. Funziona benissimo e ci vogliono 5 secondi rispetto al metodo molto più laborioso del bagno Maria. Ma mi e vi chiedo: potrebbe agire nella consistenza della materia e a lungo termine le opere screpolarsi, creare crepe e quant’altro? Difficile a dirsi secondo me.

  30. Grazie … Io sono un ex Maestra D’ Arte nel senso: ” ho studiato presso Istituto D’ Arte Silvio D’ Amico a Roma e non mi sono più aggiornata… Pero’ in cuor mio mi sento un’ artista. Mi manca molto il Dipingere e creare e chissa’ ! Una cosa però ve la devo confessare leggere i vostri consigli / suggerimenti mi hanno aperto il cuore e la speranza. … Grazie

  31. Prego. Il blog e il forum sono ormai chiusi, cmq apprezzo sempre i commenti come questi.

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