Colla di coniglio. Come preparare l’apprettatura di una tela di lino grezza.

Colla di Coniglio

In questo blog abbiamo parlato spesso del tema dell’imprimitura mostrando due metodi moderni che richiedono l’uso del solo gesso acrilico oppure di preparati resinosi pronti all’uso. In entrambi i casi abbiamo applicato i composti su tele già preparate. Gli antichi maestri, però, non avevano tele già preparate, bensì tele grezze di lino o canapa incollate su tavole o stese su un telaio. Compito dell’imprimitura era proprio quello di rendere la superficie adatta a dipingere. Su Internet ci sono numerossissime ricette che al riscontro con le fonti del tempo non risultano precise al 100%. Il motivo è che il tema dell’imprimitura è tema complesso che richiede un discorso più articolato che affronti le diverse metodologie, materiali e utilizzi. Questo articolo vuole essere il primo di una serie di articoli che affrontano le tecniche e i materiali usate dagli antichi maestri.  Prima della fase di imprimitura, ad ogni modo, c’è un’altra fase meno nota che viene denominata “apprettatura”. Per apprettatura si intende stendere sulla tela grezza di lino o canapa uno strato di colla che ha diversi scopi:

  • impedire che gli acidi dell’olio aggrediscano il tessuto della tela;
  • chiudere i fori della tela grezza;
  • ridurre il grado di assorbimento del tessuto in modo da poter utilizzare una minor quantità di imprimitura.

La colla comunemente consigliata per questo genere di lavoro è la colla di coniglio che potete trovare nei negozi di belle arti venduta a Kg e che ha le sembianze dello zucchero di canna oppure di scaglie di color nocciola. Leggendo il Libro dell’ Arte di Cennino Cennini, però, si può constatare che questo tipo di colla non viene mai menzionata. Il Cennini parla della preparazione di diversi tipi di colla: quella per incollare pietre,  quella per incollare vasi di vetro, colla d’animale a base di pesce, colla garavella usata dai falegnami, colla di pecora e di capretti e, infine, colla di calcine e di formaggio.  Tra queste colle è lo stesso autore che consiglia l’uso della colla di pecora o di capretti quando dice:

Egli è una colla che si fa di colli di carte di pecora e di cavretti, e mozzature delle dette carte. Le quali si lavano bene, mettonsi in molle un dì innanzi le metti a bollire; con acqua chiara la fa’ bollire tanto, che torni delle tre parti l’una. E di questa colla voglio, che quando non hai colla di spicchi, che adoperi sol di questa per ingessare tavole o vero ancone; ché al mondo non puoi avere la migliore.

Il Vasari, invece, sul tema della colla è più vago e la cita senza specificarne la qualità. Quindi, la mia sensazione è che la colla di coniglio è da considerare oggi come un valido sostituto della colla originariamente usata nel Rinascimento ed è, probabilmente, questo il motivo per cui questo tipo di colla è più facilmente reperibile nei negozi di belle arti. Questa è, ovviamente, una mia interpretazione e spero qualcuno più esperto di me possa aggiungere il suo contributo a questa mia analisi. Dopo questa breve divagazione storica vediamo, in pratica, come preparare la colla di coniglio ed eseguire l’apprettatura di una tela grezza.

Colla di Coniglio

Prendiamo un contenitore di plastica da cucina dove verseremo dell’acqua come mostrato nella foto.

Colla di Coniglio

Prendiamo poi la colla di coniglio qui mostrata in figura. Notate come la colla somigli allo zucchero di canna. Generalmente, i negozi di belle arti la vendono al Kg. La colla potete trovarla anche a scaglie e, in tal caso, va bene ugualmente.

Colla di Coniglio

Prendiamo poi un quantitativo di colla tale che il suo rapporto con l’acqua sia di 1 a 15, calcolato in base al peso. Ad esempio, 10 grammi di colla vanno miscelati con 150 grammi d’acqua. Potete utilizzare una comune bilancia da cucina per pesare sia la colla che l’acqua.  Questo rapporto deriva dai suggerimenti di Joseph Sheppard nel libro How to Paint like Old Masters. L’autore suggerisce di poter arrivare fino ad un rapporto massimo di 1 a 50 in base alle necessità. In rete vengono suggerite diverse proporzioni calcolate, però, in base al volume. Ad esempio, alcuni siti suggeriscono rapporti di 1 a 7 in base al volume. Da un punto di vista storico il Cennini nel suo Trattato scrisse:

Togli colla di spicchi forte, tanto che un migliuolo o ver bicchiere di acqua faccia scaldare e bollire due spicchi in uno pignattello, netto d’unto.

cioè un bicchiere d’acqua e due spicchi di colla. E’ difficile dire oggi quanto grande fosse questo bicchiere e quanto grossi fossero questi spicchi che, comunque, fanno riferimento ad un tipo di colla diverso da quello in uso oggi.  Quindi, non so dire con esattezza quale dovrebbe essere il rapporto giusto da usare, posso solo dirvi che provando il rapporto di Joseph Sheppard la colla aveva la giusta consistenza. Facendo due calcoli ho verificato anche che il rapporto 1 a 15 calcolato in base al peso corrisponde circa ad un rapporto 1 a 10 calcolato in base al volume. Come vedete non siamo lontani dal rapporto 1 a 7 suggeriti da diversi siti Internet.

Colla di Coniglio

Versiamo la colla nell’acqua e lasciamola riposare per 12 ore finchè essa non si gonfia per via dell’assorbimento dell’acqua.

Colla di Coniglio

A questo punto la colla va riscaldata a fuoco lento a bagno maria. Prendete un bollitore di metallo e riempitelo d’acqua. Immergete all’interno il contenitore con acqua e colla. Notate l’uso dei comuni contenitori in plastica da cucina perchè molto resistenti alle alte temperature. La colla va riscaldata finchè non diventa tutta liquida senza più tracce di granelli. E’ importante non far bollire l’acqua.

Colla di Coniglio

Lasciate raffreddare la colla prima di usarla. La colla rimarrà liquida per molto tempo ma poi inizierà a diventare  gelatinosa. Non preoccupatevi avete tutto il tempo per stendere la colla sulla vostra tela.

Colla di Coniglio

Prendete una tela grezza di lino o canapa e stendetela su un telaio. In commercio esistono tele di lino grezzo già stese su telai ad un prezzo più abbordabile rispetto alle tele già preparate con imprimitura. Volendo potete usare il preparato per incollare la tela su tavole come suggerito dal Cennini. Per stendere la colla usate una pennellessa larga.

Colla di Coniglio

Questa è una foto della tela in controluce. Notate i forellini del tessuto.

Colla di Coniglio

Stendete la colla sulla tela. Finita la stesura lasciate asciugare. Quando la colla è asciutta, levigate la superficie con carta vetro. A questo punto la tela è pronta a ricevere l’imprimitura. Volendo potete stendere più mani di colla ripetendo il processo finora descritto.

Colla di Coniglio

Finito di usare la colla, come già detto, questa dopo un pò diventa gelatinosa. Notate sul cucchiaino i residui gelatinosi. Per utilizzarla di nuovo è sufficiente riscaldarla senza farla bollire finchè non ci sono più residui gelatinosi. Per conservare la colla potete metterla in frigorifero così si conserverà per molto tempo. Se ne avrete ancora bisogno basterà riscaldarla di nuovo e usarla.

E tu, hai mai preparato la colla di coniglio? Se si, quanto tempo hai lasciato riposare acqua e colla prima della bollitura? In che rapporto hai mescolato acqua e colla?


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Commenti

  1. Grazie per questa dettagliata spiegazione, avevo sempre sentito parlare della colla di coniglio ma non sapevo esattamente come prepararla, ora lo so ;o)

  2. evelina pulli dice:

    Grazie, davvero molto utile: ne avevo sentito parlare ma non sapevo come si utolizzasse

  3. Enrico Rudelli dice:

    Davvero interessante e pratico. Credo sia un valido complemento a quanto scritto da Nicodemi nel suo “Come dipingere a olio” (pag. 32 – 35, edizioni Il Castello) per quanto riguarda la preparazione delle tele grezze.

  4. Il Vasari probabilmente non cita i conigli perché quel tipo di colla si può fare con un qualsiasi tipo di ossa, la colla di coniglio infatti spesso viene chiamata anche colla di ossa o colla animale, usata una volta anche dai falegnami e tutt’ora dai doratori. La preparazione che proponi in effetti è la stessa che usano i doratori come fondo.

    Io preparavo le mie tele in questo modo una volta, l’operazione è piuttosto laboriosa ed ora non lo faccio più, si può aggiungere che alcuni aggiungono dell’olio di lino alla stesura dell’imprimitura per diminuire un po’ la secchezza del fondo preparato in questo modo e favorire una maggiore scorrevolezza del pennello nelle successive fasi di abbozzo e/o pittura

  5. salvatore dice:

    Ciao alessandro,
    la colla che menzioni tu è la colla garavella più dura. Il Cennini pur citandola non la consiglia nella preparazione della tavola preferendo quella di capretti e pecora. Diverso è il discorso del Vasari a cui sarei arrivato in un successivo articolo. Quando parliamo di tecniche antiche bisogna differenziare tra l’epoca del ‘400 inizio ”500 e fine ‘500 inizio ‘600. In quest’ultimo periodo si abbandonò l’uso delle tavole preferendo le tele per una questione di trasportabilità. Alcuni artisti come Caravaggio preferivano dipingere su tele grosse ad olio. C’era il problema della trasportabilità. Le tele sono più leggere rispetto alle tavole e, inoltre, queste dovendo sostituire affreschi dovevano essere di grosse dimensioni (vedi Caravaggio). Il problema, però, era dell’imprimitura. Il gesso usato per le tavole va bene anche su tele a patto che non si toglie la tela dal telaio e la si arrotoli, in tal caso la superficie può creparsi. Da qui l’esigenza di ricette tipo da te menzionata e altre che usano come carica inerte solfati di calcio, argilla e altro. Cmq, ne parlerò in un aticolo successivo.

  6. salvatore dice:

    Dimenticavo, è chiaro che oggi si usa la colla di coniglio per via della sua disponibilità e perchè è colla d’animale e, probabilmente, ha caratteristiche simili a quella di capretti o pecora. Ma questa è una mia ipotesi.

  7. ciao
    volevo complimenatrmi per il tuo sito è molto fatto bene ed utile
    leggendo il forum ho visto che si parla di artpapa.com
    mi piace molto la tecnica dei fiamminghi
    volevo acquistare degli ebook e dei corsi in dvd
    ma è tutto in inglese e non capisco come acquistare
    per caso avete gia acquistato qualcosa?
    grazie

  8. salvatore dice:

    si io si. Il processo è semplice e si basa su una società di terze parti molto nota checkout2 o qualcosa di simile se ricordo bene.
    Cmq, il sistema è sicuro … poi se non conosci l’inglese è meglio che non l’acquisti.

  9. ottimo articolo!
    non ho mai provato a farlo, lo provero’.
    apprezzo molto questo apprfondimento delle tecniche dei grandi maestri del passato, trovo molto utili anche i riferimenti del vasari e di leonardo.
    auspico come detto dall’autore ad un proseguo di questi tipo di articoli sulle altre tecniche usate nel passato dai grandi.

    grazie

  10. gianartista dice:

    Anni fa apprettavo le tele di lino in questo performante modo.
    Il rapporto 1 a 15 è perfetto.
    Se la colla è troppa tende a tirare la tela deformandola,
    se è poca perde l’effetto da turapori.
    Ma c’era un problema
    Montavo la tela su un costoso telaio in metallo che mi aveva
    regalato un amico restauratore.
    l’unica volta che provai ad apprettare la tela montata su un normale
    telaio in legno, la tela si incollò sul telaio, attraversando i pori della tela.
    Come hai risolto il problema nella foto di esempio?

  11. Ciao e complimenti. Io preparo molto spesso colla di coniglio. Io metto 8-10 % e il 90 % acqua e la metto in microonde ed è pronta in 5 minuti poi giro il tutto con un mestoli no di legno. Sono ricorso al microonde con il tempo perché non mi piaceva aspettare che assorbisse l’acqua. L’unica differenza io poi chiudo il vasetto e lo metto qualche istante sotto l’acqua fredda per rendere la colla non troppo sciacquarella o meglio troppo calda e troppo fluida. Certo lascio sempre che abbia una temperatura calda ma non eccessivamente specialmente per tele a trama molto larga altrimenti troppi passaggi servirebbero per chiuderli. Per conservarla metto 10 gocce di fenossi etanolo che li per li la sbianca appena , lascia intatte le caratteristiche e si conserva anche per 2 anni senza il ben che minimo odore che dopo 2 giorni altrimenti sarebbe disgustoso.

  12. Ciao Enrico,
    innanzittutto ti ringrazio per il commento. Le proporzioni corrette citate in molti libri antichi, nei libri di Piva è di 70g su 1L di acqua distillata. IL di acqua distillata pesa 1 Kg. 1000/70=14.28 circa. Considerando che l’acqua di rubinetto è un pochino più pesante si arrotonda a 1 a 15 in peso e non volume. Questo se vogliamo seguire la letteratura seria. Poi spesso per esigenze di preparazione si preparano anche nel medesimo istance colle un pò più deboli o forti a seconda se si fa l’apprettatura o si mescola con il gesso o altre cariche inerti.
    Tu sembri usi un rapporto 1 a 10 in volume, forse è per questo che ti appare più acquosa. Mai provato il microonde, in fondo su fornello ci mette poco. Invece, non conoscevo la soluzione per conservarla per due anni. Ti ringrazio.
    Riguardo l’odore proprio qualche mese fa dicevo a mia moglie … ma perchè tutti si lamentano dell’odore? Io uso colla di coniglio a granelli in figura, la tengo in frigo anche per diverse settimane e non lascia alcun odore.

  13. Francesca dice:

    Mi chiedevo… se volessi utilizzare questa tecnica di apprettatura per preparare tele che poi tratterò con acrilici? La mia idea è quella di imprimere di sola colla la tela per renderla più resistente e di utilizzare il gesso acrilico solo in parte della di essa, lasciando visibile (ma protetta dalla colla di coniglio) in alcuni punti la trama. Sai dirmi se la colla di coniglio (di origine grassa), una volta asciutta si presta male (per effetto di idrorepellenza intendo) ad accogliere l’acrilico diluito? Oppure non da problemi?

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